Calcio femminile

Da hobby a passione: gli albori del calcio femminile

Siamo nel 1895 e una bizzarra manifestazione attira i curiosi: nel campo di North London si sta svolgendo una partita di calcio femminile. Gli spettatori ridono guardando le signore correre nel campo e sporcarsi, le donne più anziane scuotono il capo, mentre le più giovani, affascinate, sognano forse di liberarsi da gonne e corsetto.

Per molto tempo il calcio femminile fu limitato a simili iniziative isolate per informare sull’importanza dell’esercizio fisico, inaspettatamente, però, le donne cominciarono ad appassionarsi a questo sport, nonostante l’opposizione della Federazione inglese che nel 1921 vietò loro di giocare nei campi ufficiali.

La magia era ormai cominciata e le squadre femminili cominciarono a diffondersi in tutta Europa, superando pregiudizi e discriminazioni, contribuendo a dare consapevolezza e coraggio alle donne nella loro lotta per l’emancipazione.

Nel 1971 la UEFA riconobbe ufficialmente il calcio femminile, sebbene bisognerà aspettare vent'anni per la nascita del primo campionato mondiale, la FIFA Women's World Cup.

La prima squadra femminile italiana nacque solo nel 1930 a Milano, ma negli anni successivi venne seguita da molte altre. Il loro campionato rimase autonomo e isolato da quello ufficiale, solo nel 1986, infatti, venne incorporato dalla FIGC.

Il campionato nazionale venne finalmente organizzato in Serie A e B, Interregionale serie C e regionale serie D, inoltre si cominciò a cercare di migliorare e professionalizzare anche aspetti come la preparazione atletica, la prevenzione del doping e la cultura sportiva.

Lo sport femminile preferito all'estero

Molti paesi, come Stati Uniti, Canada e Giappone, hanno da anni inserito il calcio tra gli sport praticati a scuola; così per una bambina giocare a calcio è considerato normale come basket o pallavolo, infatti le squadre giovanili e quelle professioniste sono molto seguite.

Non stupisce quindi che queste nazioni vantino alcune tra le formazioni più forti del mondo, che si contendono, insieme a Brasile, Germania e Cina, il primato nel Campionato Mondiale.

Dal 2001 in Europa si disputa la UEFA Women's Cup, corrispondente alla Champions League maschile, in cui primeggiano ogni anno squadre tedesche, inglesi, francesi e scandinave, mentre nessun club italiano è mai arrivato alla finale.

Calcio femminile in Italia

In una nazione così appassionata di calcio, è difficile credere che persista tuttora una così forte ostilità e diffidenza verso le squadre femminili.

Se il calcio maschile è il primo sport sia per numero di tifosi che di tesserati, in particolar modo il campionato partite di serie A, le squadre rosa devono lottare contro una cronica mancanza di fondi, spettatori e strutture, disagi alimentati da una cultura che vorrebbe considerarlo solo una “cosa da maschi”.

Oggi la FIGC riserva per il calcio femminile 3 milioni di euro, contro i 10 della Federazione francese ed i 20 di quella inglese, fatto che non dovrebbe stupire, visto che solo nel 2015 il presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND) Felice Belloli venne sfiduciato perché, alla richiesta di maggiori fondi per le calciatrici, disse: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”.

Fa ben sperare la decisione della Fiorentina e del Bari, che hanno assimilato nel loro organico le squadre femminili della rispettive città, permettendo così alle giocatrici di poter godere di strumenti e preparazione professionale.

Si spera che presto tutte le squadre di Serie A e Serie B abbiano una loro giovanile femminile, così da far crescere una nuova generazione di professioniste preparate e generare un circolo virtuoso che porti ad un cambiamento nella cultura sportiva italiana.

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